Il Moletto di Ardenza


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La barca di Antonio


Ciao ragazzi, ci siete mai andati al Moletto? Son tutti li come pinguini
al sole, a chiacchierare a prendersi in giro
a parlare della loro barca, della pesca, soprattutto a
comunicare ,ed è importante la comunicazione per poter
smaltire una giornata di lavoro.
Il circolo del moletto è come una famiglia allargata dove
ciascuno è pronto ad aiutare l'altro anche se qualche volta
ci sono dei banali litigi. ( Boia dé se ti trovi per caso lì, e ci
trovi Mario, quando arriva con le 'anne da pesca il borsone
tutto bardato per la grande pesca, allora ti diverti: comincian
tutti a dì "BONA PESCA" e lì moccoli a tutto spiano,Mario
vorrebbe picchià tutti, e ce n'è anche per le mogli che stanno
a casa.....loro son tutti 'ornuti.
Quando vanno a totani un si fa vita... Tutti imbottiti
perchè fa freddo, ma la soddisfazione di quando ritornano da pescà
li vedi 'ontà i totani e pesalli, quarcuno li rimpiatta
pe un fa' vedè quanti nà presi 
Insomma ci sarebbe da scrive 'na 'ommedia. ma ve lo devo dì?
E' tutta brava gente...almeno per me, vero bimbi?
L'importante è la salute! Tutto 'er resto un conta.

ANTONIO DESSI'


C'era una volta Antonio Dessi, il poeta del mare (Antonio Dessì) scrisse anche un
libro. Una volta parlai con lui e rimasi a bocca aperta ad ascoltarlo.
Mi parlava dei pesci che stanno sempre peggio in mare, a causa dell'inqui
namento e si ammalano. Talvolta , quando Antonio andava a pescare, li
trovava con gli occhi bianchi e le squame sciupate, Dessì diceva che era
la malattia. Venne con la sua barca dalla Sardegna, una vita da pescatore,
suoi amici i gabbiani e soprattutto il mare, lo conosceva molto bene e
quando arrivava al moletto, quasi sempre solitario e innamorato del mare
lo vedevi andare alla barca, a controllare che tutto fosse a posto.


LETTERA DI STEFANIA LA FIGLIA DI ANTONIO


Ciao Ennia,
mi chiamo Stefania e nei giorni scorsi ho visitato il tuo sito. L'ho guardato a 360 gradi, in largo e in lungo.
Ho visto le tue creature e quelle degli altri artisti e con esse la voglia di mostrarle agli altri e al mondo; mi sono letta i tuoi pensieri in vernacolo, cinque minuti di ritrovamento di identità... ma vuoi mettere leggere come parli, almeno ognitanto!

Mi sono guardata le fotografie di quegli angoli di Livorno che più hanno attirato la tua attenzione o accesoi tuoi sentimenti e, fra quelle, una ......la barca di Antonio.

Maddalena V.D. (Maddalena Vigo Dessì), la muta compagna per Antonio, l'affascinante signora per me.
E' stata una tenera emozione vedere Maddalena fotografata e mostrata in un sito web, capire che il ricordo di quello che è già stato vissuto ormai anni fà è ancora vivo,in altri modi diversi dal mio, in altre persone e che riveste importanza.
Tu sai che Maddalena ha la veneranda età di 83 anni? Hai visto come li porta? Quando Antonio la vide,
ormeggiata nel canale delle saline a Carloforte, era diversa, un po' sul trascuratino, ma lui vide ciò che
lei nascondeva: la potenza ed il fascino della libertà, della dignità e della passione per la vita.
La prese per sè, la portò a Livorno e la ormeggiò nel bel mezzo del Moletto di Ardenza dove lui aveva,
insieme al fratello Umberto, un'altra piccola barca, Bonaria, ormeggiata ad una delle tre piccole passerelle di legno che oggi non esistono più.
Maddalena faceva bella mostra di sè, ma ci pensi che era la barca più grande di tutto il Moletto? Caspita,
come cambiano le realtà con il passare degli anni!
Sono stati anni di duro lavoro prima e poi di uscite in mare dove, insieme agli elementi della natura ed a
stretto contatto con loro, Antonio ha riposto le armi ed ha cominciato a portare alla luce la sua anima
usando la penna. A quel punto io ho conosciuto l'uomo che egli aveva dovuto nascondere fino a quel
momento, un uomo meraviglioso al quale la vita aveva legato le ali per lungo, lungo tempo, mio padre.
"C'era una volta Antonio" sono le tue parole e, credi, per me lui ancora c'è, dietro l' angolo lo so, sono solo i miei occhi che non lo possono vedere, ma c'è.
Ti ringrazio Ennia per aver dedicato uno spazio del tuo sito a qualcosa che fa parte della mia vita, è stata
una cosa che mi ha portato un enorme piacere.
Ciao


Stefania


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Dal Libro La Maddalena V scritto da Antonio Dessì Pescatore e Poeta del mare
Brano tratto dal Capitolo XII Gioia e Paura


Quell'inverno passò, e con le prime belle giornate di Marzo si verniciò la Maddalena V e si varò, e si mise in condizione di fare qualche pescata lì sotto costa. Poi si mise la barca di Ezio sotto il muro e nei primi giorni di Aprile Piero rimbarcò il motore e appena pronti si varò anche la barca di Ezio, e cosi i lavori in terra erano finiti: le giornate si facevano sempre più lunghe, e si mise due calamenti di tramaglioni in mare, e si andava a salparli di pomeriggio, perché Marco alla mattina andava all'ITI.
Un Pomeriggio si largò per andare a salpare i tramaglioni, si partì alle 13,30 circa, il vento era assente ma l'aria alitava di scirocco leggermente; dopo aver camminato un'ora e 20 si arrivò al primo segnale, e dopo che si salpava da circa 20 minuti si affianco la motovedetta Gregoretti e ci chiese i documenti: Marco li prese e li mise dentro il retino che dalla Gregoretti un marinaio tendeva, dopo pochi minuti ce li restituì, e poi ci chiese se si aveva un pò d'esca per fare due lenzate, noi li si dette una diecina di gangilli, ci ringraziarono, e si largarono un 100 metri e si misero a pescare, nel frattempo noi si era finito di salpare il calamento, detti uno sguardo all'orizzonte, e verso Baratti c'era un nuvolone nero, e un altro era pressappoco a ponente dell'Isola d'Elba. Mentre si smagliava quel paio di aragoste, le nuvole si facevano più scure: dissi a Marco di continuare a smagliare e, se era necessario, di tagliare qualche mezza maglia; io ingranai l'elica e filai il segnale a mare, e incominciai a calare anche un pò spedito; appena finito di calare, misi < avanti tutta > e guardai la Gregoretti che era ancora lì, poi guardai il tempo e notai che quel nuvolone nero su Baratti si era spostato verso nordest, ma quello che era di ponente dell'isola d'Elba veniva proprio verso di noi, dopo che si stava camminando da circa un quarto d'ora.
La Gregoretti ci seguiva. Intanto la buriana si avvicinava, si chiuse la barca, si rassettò tutto e ormai fra pochi ci veniva addosso. La Gregoretti era di poppa a noi a circa 150 metri. La buriana ormai era a 50 metri da noi, era come un muro di un grigio fumo, pochi attimi ancora per invocare l'aiuto dell'Onnipotente, gridare a Marco di aggrapparsi all'albero, e poi fede e coraggio. Dentro la buriana la visibilità era di 2 metri circa, il vento e l'acqua erano impetuosi ma senza direzione: era un turbine molto violento, il mare era come una pentola che bolliva, i marosi non avevano una direzione, reggere la barca in rotta era quasi impossibile. Urlai a Marco di aggrapparsi bene e venire a leggere la bussola, che a me mi era impossibile. Quando Marco si sistemò mi disse che si andava per 0 gradi, allora capii che correvo con la buriana che mi portava con sé , cominciai a fare il possibile per venire a dritta, e dopo poco Marco mi disse 10 gradi, mi sentii sollevato, e in mente mia la chiamai per nome e le dissi < forza, Maddalena >, e dopo poco Marco urlò 20 gradi, e poi 30 gradi ( l'acqua si imbarcava da tutte le parti, le sollecitazioni erano forti ), poi risentii la voce di Marco che diceva 40 gradi, intanto la visibilità era aumentata, ora vedevo tutta la barca e il marecominciava ad avere una direzione, e cominciava a controllare meglio lo scafo, sentii la voce di Marco che disse: < siamo a 50 gradi >, allora dissi: < bisogna mettere la prua a 90 gradi, cosi la buriana và per la sua strada e noi andiamo verso terra>. Intanto la visibilità era diventata quasi buona, si vedeva oltre i 100 metri, ora il mare veniva da scirocco molto violento e mare grosso, da quando s'era entrati nella buriana sarà passato un quarto d'ora, ora si camminava per 90 gradi, e cominciava ad apparire il grattacielo di piazza Roma. In una frazione di secondo mi girai a cercare la Gregoretti, era lì a 150 metri di poppa, giunti a circa 500 metri dall'accademia mi tolsi il berretto tutto zuppo d'acqua e cercai di fare un cenno di saluto alla Gregoretti, dopo pochi minuti mi rigirai ed era sempre lì, rifeci il segnale di saluto, e la vidi dirigersi verso il porto. Ormai eravamo sotto costa e la violenza del mare si era calmata, ma il cuore mi batteva forte. Giunti in terra, Marco aveva il motorino e lo mandai subito a casa, a fare la presenza, e la madre gli disse: < sei tutto bagnato>, e lui rispose: < Ringrazia Dio che sono qui >. Era stata una buriana molto violenta ma ormai era passata.
Il giorno seguente era tempaccio. E quando Marco venne da scuola ci si mise a tavola e dopo aver mangiato mezzo piatto di minestra, mi disse: < Sai, babbo, io non sono sicuro se la Gregoretti scortava noi o noi loro...>. Prendeva certe sbandate, che metteva tutta la cabina a fondo. ( La Gregoretti è la barca inaffondabile in dotazione alla Capitaneria di Porto di Livorno).
Dopo 4 giorni si ritornò a salpare i tramaglioni, e con la mossa del mare si prese parecchi astici e delle belle aragoste, ma anche parecchia sporcizia e sassi. E cosi ci toccò portare le reti in terra per pulirle, e non bastarono due giorni a rimetterle in sesto, ma una volta sistemate si rimbarcarono e via; ma ora devo aspettare che marco sortisse da scuola, perché piazzare i tramaglioni in mezzo agli scogli da solo, si faceva male.


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